VOCI DAL CANADA/QUEBEC
Lucille Paradis
Arrivai a Roma nel marzo 1955 per l’anno di noviziato. Incontrando per la prima volta la Prima Maestra Tecla ne rimasi sorpresa, ma molto incoraggiata nel vederla così semplice, così cordiale, così vicina, così vera! Avevo infatti un’idea completamente diversa di una superiora generale.
Lavoravo alla San Paolo Film. L’ufficio si trovava nella casa generalizia, e così ebbi la fortuna di vedere spesso passare nel corridoio Maestra Tecla, sempre con passo svelto. A volte trovava il modo di attirare la nostra attenzione con un gesto di saluto, senza però distrarci dal lavoro. Sentivo che contavamo per lei, anche se eravamo soltanto giovani novizie.
Maestra Tecla attirava alla verità:
ci riportava alla verità di noi stesse, a non fingere
Quando le confidavamo qualche preoccupazione o difficoltà… «Ma va!» era il suo incoraggiamento. Indimenticabile quel «Ma va!».
Un giorno di pioggia mi stavo recando al Santuario per la Messa quando sentii una mano afferrarmi per il braccio: era la Prima Maestra che mi prendeva con sé sotto il suo ombrello. Percepii tutta la sua benevolenza e il calore del suo gesto.
Maestra Tecla attirava alla verità: ci riportava alla verità di noi stesse, a non fingere. La sentivamo tutta attenta anche quando la incontravamo solo per pochi minuti.
Conservo un vivo ricordo della sua bontà vera e della sua presenza discreta ma insostituibile.
Carmen Rousseau
Durante il mio soggiorno a Roma ho potuto constatare quanto la Prima Maestra si interessasse a noi. Non appena poteva veniva a trovarci, anche solo per pochi minuti. La vedo ancora con il suo bel sorriso accogliente.
una vera madre, piena di delicatezza e umanità
A volte mandava a noi due, appena arrivate, dei dolcetti «perché – diceva – queste sorelle sono abituate a mangiare cose dolci e qui ne sentiranno un po’ la mancanza». Una vera madre, piena di delicatezza e umanità.
Un ricordo: un giorno, appena qualche mese dopo il nostro arrivo in Italia, la sentii suggerire a una suora che si preparava a uscire in macchina: «Porta con te le due canadesi e, al ritorno, non prendere la stessa strada, così potranno conoscere un po’ meglio l’Italia». Questa attenzione di Maestra Tecla ci fece sentire subito a casa.
Gisèle Lafontaine
Ho incontrato la Prima Maestra durante la sua visita a Montréal, quando ero appena aspirante. Era una persona di grande semplicità: emanava bontà e saggezza, ma possedeva anche un buon senso dell’umorismo.
Sapere che affiancava il nostro fondatore nello sviluppo della Congregazione mi ha molto colpita e incoraggiata a proseguire il mio cammino con le Figlie di San Paolo.
Sapere che affiancava il nostro fondatore nello sviluppo
della Congregazione mi ha molto colpita
Tutti i suoi scritti rivelano la profondità della sua fede, il suo amore per la Congregazione e la sua sollecitudine perché le sue «Figlie» siano fedeli alla loro vocazione.
Tra le sue numerose espressioni piene di significato, mi sento particolarmente ispirata da quel desiderio, spesso ripetuto: «Vorrei avere mille vite per il Vangelo».
Maestra Tecla continua a essere presente nella mia vita come una madre vicina. È a lei che rivolgo la mia preghiera quando ho bisogno di luce per discernere la volontà del Signore. Sono sicura che la sua premura per ciascuna delle Figlie di San Paolo continui ancora oggi.
Louise Frechette
Ero entrata in congregazione da pochi mesi quando giunse la grande notizia: la superiora generale sarebbe venuta a trovarci di lì a pochi giorni. Non dimenticherò mai la gioia, anzi la felicità, sul volto di suor Antonietta Vivian, superiora della comunità.
Arriva la Prima Maestra Tecla: rimango colpita dal suo sguardo, dai suoi grandi occhi neri. Con lei trascorremmo una serata ricreativa indimenticabile: piccoli giochi di “magia”, nella semplicità e nell’umorismo… e senza una lingua comune!
Con una transizione quasi impercettibile, e con l’aiuto del mappamondo, passammo poi a individuare la presenza delle Figlie di San Paolo nei diversi paesi del mondo. Una foto, riprodotta più volte, ha del resto immortalato quel momento.
con l’aiuto del mappamondo, passammo poi a individuare
la presenza delle Figlie di San Paolo nei diversi paesi del mondo.
Alice Allard
Era il 1992. Dopo un primo intervento per un tumore al colon, circa dieci mesi dopo la colonscopia rivelò una recidiva. Era assolutamente necessario operare senza aspettare. Sconvolta, chiesi e ottenni otto giorni di pausa.
sono assolutamente certa che Maestra Tecla
mi ha ottenuto una grazia immensa
Durante quelle otto sere, ho passato e ripassato sul mio ventre la foto di Maestra Tecla pregando: «Prima Maestra! Abbi cura di me, abbi cura di me. Tu sai… abbi cura di me!»
Sala operatoria: sconcertati, i chirurghi non trovano traccia di ciò che avevano chiaramente identificato.
Ancora oggi sono assolutamente certa che Maestra Tecla mi ha ottenuto una grazia immensa. Da allora, nella mia preghiera quotidiana c’è un ritornello: «Grazie Prima Maestra, ancora e ancora, grazie».
Huguette René
L’ho incontrata alcune volte. Ero appena entrata nella comunità quando la vidi per la prima volta. Ripenso con commozione al segno della croce che mi tracciò allora sulla fronte.
Ma è stato durante la mia ultima malattia, «molto grave» secondo i medici, che ho sentito Maestra Tecla molto vicina, al mio fianco. Le suore della delegazione la invocavano per me e io sentivo chiaramente che era presente e mi confortava.
la Prima Maestra veglia su di noi
Sono certa che il fatto di aver ritrovato la salute con pochissime conseguenze sia una grazia ricevuta per sua intercessione. La Prima Maestra veglia su di noi, ha “potere” presso il Signore. Le sono immensamente grata.
Jeanne Lemire
Non ho avuto la fortuna di incontrare Maestra Tecla, ma posso dire di averla conosciuta attraverso le mie letture.
Prima di entrare in comunità, il volto di una religiosa dagli occhi neri e grandi sulla copertina di una rivista mi aveva attirata e affascinata. Era Maestra Tecla.
Leggendo la sua vita sono rimasta impressionata dai numerosi momenti difficili che ha attraversato e dalle grandi sfide affrontate. «A volte era così buio da non capirne proprio nulla», scriveva.
il volto di una religiosa dagli occhi neri e grandi
sulla copertina di una rivista mi aveva attirata e affascinata
Questo mi ha incoraggiata quando mi sono trovata ad affrontare situazioni complicate. Se sono riuscita ad andare avanti e a superare sfide che mi sembravano insormontabili, è anche grazie a lei. Sono certa che mi ha aiutata in tutte le situazioni delicate che ho attraversato nell’esercizio del nostro apostolato.
La sua preghiera continua a ispirare la mia.